VERSO SANTIAGO
RACCONTO DI CATIA E CLAUDIO



Tutto comincia durante un viaggio nei Paesi Baschi che abbiamo compiuto nel 2001, dove, ammaliati dai paesaggi e dalla gente, ci siamo più volte trovati ad incrociare una strana segnaletica gialla a forma di conchiglia, che abbiamo scoperto essere la traccia di un antico sentiero che portava i pellegrini verso Santiago de Compostela.

La storia narra che in questa ridente cittadina della Galizia vi siano le spoglie dell'apostolo S. Giacomo (in spagnolo Santiago), che dopo essere stato decapitato fu imbarcato su una barca di pietra e guidata dagli angeli raggiunse la costa di questa regione.

Cominciò così il pellegrinaggio di genti da tutto il mondo, che continua tuttora, (con tutti i lucri che ne conseguono). Allo scopo di unire l'interesse storico culturale e paesaggistico a quello sportivo e dopo dovute ricerche, abbiamo scelto di percorrere il cammino per Santiago su due ruote. Preparate le mountainbyke, attrezzatura e con l'opportuno allenamento, nel successivo agosto del 2002 abbiamo intrapreso il nostro viaggio.
Ritirata la "credencial del peregrino", importante documento nel quale vengono impressi i timbri che testimoniano il passaggio nei posti dove si può dormire e che ci avrebbe agevolato e dato accesso ai vari pernottamenti per tutto il viaggio eccoci pronti.

La partenza(da St-Jean-Pied-de-Port), non è stata delle più felici, in quanto le bici si dimostrarono molto pesanti e i dislivelli iniziali non certo incoraggianti malgrado l'allenamento.
St-Jean-Pied-de-Port si trova nel versante francese della catena dei Pirenei e subito ci siamo trovati a scalare più di 1000 metri di altitudine per raggiungere il colle di Ibaneta con il passo di Roncesvalles dove si dice sia sepolto l'Orlando (il furioso). I nostri sforzi però sono stati appagati dai sontuosi paesaggi ricchi di vegetazione e dalla presenza di numerose specie di animali da pascolo allo stato brado.







Il cammino prosegue verso OVEST su territori selvaggi, attraversando numerosi piccoli centri, che sembrano rimasti fermi nel tempo, ma anche grosse città come Pamplona, famosa per le feste di San Firmìn con le corse dei tori per le vie della città, Burgos e Leon per le fastose cattedrali.
Lungo il percorso gli incontri con le persone locali è frequente e il loro incitamento con un caloroso "ola, animo" è un vero toccasana che allevia la fatica e la calura della stagione. Per rifocillarsi nessun problema, le numerose botteghe e le fontane che si incontrano permettono di recuperare le energie consumate, anche se molte volte l'igiene è un optional.
Per il pernottamento qualche problema in più, dato che nonostante i numerosi refugios e alberghi per pellegrini la precedenza viene data a chi compie il percorso a piedi, così, rinviati al posto successivo e a quello dopo ancora, ci siamo trovati a fare anche 130 km al giorno per poi dover ripiegare in case private (numerose) o anche dormire sotto le stelle.

Alberghi, refugios e case private (che comunque non costano molto), offrono la possibilità di dormire, lavare gli indumenti e farsi una meritata doccia nonché una fornita cucina dove poter farsi da mangiare. Alle prime luci dell'alba è obbligo lasciare questi posti con qualsiasi tempo, a meno che non si stia male, ed è ammirevole la tenacia dei pellegrini a piedi, che a volte, nonostante numerose vesciche infilino scarponi e zaino e via verso OVEST attraversando la sierra desertica o le rigogliose valli e colline.







La possibilità di conoscere e dialogare con i pellegrini compagni di viaggio è un'altra fonte di ricchezza, gente di tutte le età e ceto sociale che in quei momenti diventa tuo pari.

Racconti (quando ci si poteva comprendere), o solo un sorriso, allietavano le estenuanti giornate, conoscere le varie motivazioni che portano ogni singola persona a compiere più di 800 km, per devozione e purificazione dello spirito o più semplicemente per avventura e conoscenza di un mondo che ci sembra lontano, ci hanno accompagnato per nove giorni fino alla meta. Giunti al Monte do Gozo (dove è stato eretto il monumento a ricordo del pellegrinaggio di papa GIOVANNI PAOLO II) che sovrasta la città di Santiago de Compostela, ci si unisce alla folla che giornalmente fa visita alla bellissima cattedrale dove riposano i resti del santo.

Il pellegrino è accolto con una messa e i fedeli compiono un rito pregando e toccando una statua e così facendo si concludono le fatiche. Forse però !!! Per ritirare l'attestato, presentando l'apposita credencial, che testimonia il percorso sudato, la folla era immane e dopo qualche ora di fila e spinte l'agognata carta è stata consegnata ma non finiva li, si doveva pensare a tornare indietro. Altra coda all'"organizzatissimo" ufficio informazioni poiché da quel momento si doveva pensare a tornare indietro. Scelto un volo aereo con arrivo a Pamplona (costo agevolato dalla credencial) per il giorno dopo, non ci restava che trovare un posto per passare la notte. Per strada c'erano donne che ci tiravano per le maniche offrendoci degli appartamenti a prezzi modici e in centro.


Accettammo volentieri scoprendo poi che oltre a noi ci stavano almeno 20 persone, comunque, dopo aver preso possesso della nostra stanza e fatto una doccia ristoratrice ci avviavamo a visitare il bellissimo centro storico. Il mattino seguente prese le bike e pedalato per 10 km fino all'aeroporto ci siamo imbarcati su un aereo dell'IBERIA che dopo uno scalo a Madrid ci ha portato a Pamplona.
Preso un taxi che ci ha riportato fin su al passo di Roncesvalles abbiamo rimontato le bike e sceso i 30 km che scendevano per la comoda strada asfaltata a St-Jean-Pied-de-Port.





L'avventura in ogni caso ne è valsa la pena ed è sicuramente da rifare e da consigliare a tutti coloro che vogliano vivere
un'esperienza forte che arricchisce lo spirito e dia il piacere di riscoprire la gioia di vivere quelle piccole emozioni che quotidianamente non sappiamo più cogliere.

Catia & Claudio